PROGETTO KHORAKHANE

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Noi del Jukebox all' idrogeno

 

 

 

Il 1968 ha segnato una svolta epocale sul piano dei costumi,delle attitudini culturali, della rappresentazione della vita collettiva.

Fantasia, creatività, ribellismo, aspirazione ad un mondo nuovo si sono intrecciate l’un l’altro dando vita ad un movimento nel quale non sono mancate contraddizioni e, in alcuni casi, derive, ma che ha comunque rappresentato un momento di trasformazione progressiva. Tra le tante celebrazioni che si stanno proponendo da parte di soggetti diversi, il Progetto Khorakhané ha pensato uno spettacolo che racconta quel periodo attraverso le sue canzoni più significative.

Si tratta di brani ormai universali,ai quali tutti siamo affezionati,che tante volte abbiamo suonato e cantato con gli amici, ascoltato alla radio, ripercorso con i cd: la selezione proposta permette di “rileggere” le aspirazioni e i fermenti espressi allora attraverso le note e le parole dei testi. Non si tratta di un’operazione di nostalgia, ma di cultura della memoria: il sacrificio estremo di Jan Palak cantato da Guccini, l’opposizione alla guerra del Vietnam di “C’era un ragazzo che come me”, i messaggi pacifisti di Joan Baez e di Bob Dylan sono anche un pezzo della storia del ‘900.

GIANNI OLIVA - Assessore alla Cultura e alle Politiche Giovanili - 

Abbiamo voluto raccontare un angolo di storia partendo dalla nostra esperienza e dalla nostra competenza, quella di musicisti e interpreti. Questo ideale viaggio si sviluppa in un’ora e mezza in una sorta di racconto musicale dei cambiamenti che più hanno segnato la storia di quegli anni. La scelta dei brani del concerto raccoglie quelle che secondo noi sono state le testimonianze musicali più significative che, lontane da qualsiasi pensiero politico sono state suddivise in canali tematici sottolineati, negli aspetti salienti, da voci narranti(il sessantotto che si racconta). Attraverso la musica dei Rolling Stones, Bob Dylan, Joan Baez, The Doors, Beatles ma anche di artisti italiani come De André, Guccini, Nomadi, Venditti, viene rappresentato uno spaccato dei profondi mutamenti della società. Un viaggio attraverso la rivoluzione culturale studentesca con brani come “Dio è morto” e “La Primavera di Praga”; il movimento pacifista con i “figli dei fiori” e rielaborazioni di canzoni come “Ma che colpa abbiamo noi” oppure “Come potete giudicar”. La lotta per i diritti civili ricordando canzoni storiche che hanno accompagnato Joan Baez, così come Martin Luther King nella sua lotta contro il razzismo, nelle manifestazioni di protesta, come “We shall overcome” e in Italia vede Gianni Morandi cantare “C’era un ragazzo che come me” contro la guerra in Vietnam . Il viaggio si conclude quindi con il racconto del sentimento femminista nato proprio in quegli anni e che ha rivoluzionato la storia della donna. Ecco quindi che incontriamo la musica di Caterina Caselli, di Patty Pravo e la musica d’oltre oceano della stravagante e travagliata Janis Joplin.

L’intento che il nostro spettacolo si propone non è di esprimere un giudizio morale e storico su quel periodo, ma molto piu serenamente proporre suggestioni a chi ascolta.

Khorakhanè


Questo lavoro nasce dalla volontà di condividere con gli spettatori i valori, gli ideali e le speranze che hanno caratterizzato la rivoluzione culturale di quegli anni. Le rivendicazioni civili e sociali del periodo vengono rilette dal Progetto Khorakhanè attraverso i loro "ferri del mestiere". Una simbiosi tra musica, pittura e teatro che si sviluppa in un percorso ideale. Conduce lo spettatore attraverso un'esperienza sensoriale evocativa di narrazione, dialoghi, musica e colori tramite le forme espressive che sono prepotentemente alla base di tutta la cultura di quel periodo. Il Progetto Khorakhanè ha cercato di fondere insieme queste diverse forme artistiche per raccontare, in poco meno di due ore, tutto quanto ha caratterizzato il Sessantotto. Una sorta di simbolico viaggio attraverso l e emozioni e le speranze di chi ha creduto, ha contestato, a volte ha sbagliato e ha combattuto per il riconoscimento dei diritti civili, della libertà, della pace e dell'uguaglianza, per la ricerca, a volte utopica, della realizzazione di un sogno. Anche per questo il Progetto Khorakhanè non intende giudicare niente e nessuno. Non lo può fare né lo vuole. Non ne sarebbe neppure capace… Vuole semplicemente offrire suggestioni a chi ascolta lasciandosi rapire da ideali mai del tutto sopiti.

 

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